L’arte dell’optometrista

Perché scegliere l’ottico optometrista per i problemi della vista e della visione?

Nel 1995, una nota azienda italiana di montature per occhiali decise di collocare in borsa i propri titoli. La campagna di comunicazione, per convincere i cittadini a comprare le proprie azioni, utilizzava il seguente slogan: “Potete fidarvi di noi perché facciamo occhiali da oltre 75 anni”. Diceva proprio facciamo occhiali! In realtà loro, da 75 anni, facevano solo montature per occhiali.

Quadro e occhiale

Voglio partire proprio da questa comunicazione sbagliata per parlarvi di contenitore e contenuto, cornice e quadro, montatura e occhiale. La mia metafora viaggia su quest’assioma: l’occhiale è come un quadro. Se parliamo di quadri conviene partire dall’opera più famosa al mondo: “La Gioconda”. Essa rappresenta la signora Lisa Gherardini (“Monna Lisa”), Leonardo da Vinci la dipinse all’inizio del 1500. L’opera fu dipinta a olio su di una semplice tavola di pioppo ed è contenuta da una cornice dorata, graziosa e massiccia. Insomma, una bella cornice che spesso però sfugge all’attenzione dei visitatori (concentrati sull’opera di Leonardo). Nessuno si recherebbe mai a Parigi per vedere la cornice de “La Gioconda” se non contenesse il dipinto che rappresenta l’ambigua signora fiorentina. Veniamo all’occhiale. Nell’occhiale la montatura cos’è se non una cornice che sostiene le lenti? Non ha forse la stessa funzione della cornice in un quadro? Per costruire un occhiale la montatura è sicuramente una componente importante. Essa infatti “dovrebbe” avere caratteristiche tecniche ben precise per contribuire a sorreggere nel migliore dei modi le lenti che ospiterà (non sempre è così). Dovrà anche essere gradevole per rendere esteticamente piacevole l’occhiale, senza però mai dimenticare che di cornice si tratta. Nel caso della Gioconda non vedremo un dipinto su tela, ma su tavola; che sia uno o l’altro questi materiali dovranno essere di ottima qualità, con tutte le caratteristiche idonee per il tipo di opera che s’intende realizzare. Per produrre un quadro servono anche i colori che nella loro distribuzione definiranno le immagini. Dovranno essere scelti con maestria per resistere nel tempo e rimandare la luce e le emozioni che il pittore desidera trasmettere. Credo che nell’occhiale, per la metafora che vi propongo, tela e colori potrebbero corrispondere alle lenti oftalmiche. Per realizzare un quadro bisogna avere a disposizione anche una tavolozza per miscelare i colori, dei pennelli e delle spatole per distribuirli sulla tela, ecc. In un occhiale questi materiali potremmo paragonarli agli strumenti che gli ottici optometristi utilizzano per eseguire l’analisi visiva, assemblare le lenti o sistemare un occhiale sul volto.

Voglio partire proprio da questa comunicazione sbagliata per parlarvi di contenitore e contenuto, cornice e quadro, montatura e occhiale. La mia metafora viaggia su quest’assioma: l’occhiale è come un quadro. Se parliamo di quadri conviene partire dall’opera più famosa al mondo: “La Gioconda”. Essa rappresenta la signora Lisa Gherardini (“Monna Lisa”), Leonardo da Vinci la dipinse all’inizio del 1500.

L’opera fu dipinta a olio su di una semplice tavola di pioppo ed è contenuta da una cornice dorata, graziosa e massiccia. Insomma, una bella cornice che spesso però sfugge all’attenzione dei visitatori (concentrati sull’opera di Leonardo). Nessuno si recherebbe mai a Parigi per vedere la cornice de “La Gioconda” se non contenesse il dipinto che rappresenta l’ambigua signora fiorentina. Veniamo all’occhiale. Nell’occhiale la montatura cos’è se non una cornice che sostiene le lenti? Non ha forse la stessa funzione della cornice in un quadro? Per costruire un occhiale la montatura è sicuramente una componente importante. Essa infatti “dovrebbe” avere caratteristiche tecniche ben precise per contribuire a sorreggere nel migliore dei modi le lenti che ospiterà (non sempre è così). Dovrà anche essere gradevole per rendere esteticamente piacevole l’occhiale, senza però mai dimenticare che di cornice si tratta. Nel caso della Gioconda non vedremo un dipinto su tela, ma su tavola; che sia uno o l’altro questi materiali dovranno essere di ottima qualità, con tutte le caratteristiche idonee per il tipo di opera che s’intende realizzare.

Per produrre un quadro servono anche i colori che nella loro distribuzione definiranno le immagini. Dovranno essere scelti con maestria per resistere nel tempo e rimandare la luce e le emozioni che il pittore desidera trasmettere. Credo che nell’occhiale, per la metafora che vi propongo, tela e colori potrebbero corrispondere alle lenti oftalmiche. Per realizzare un quadro bisogna avere a disposizione anche una tavolozza per miscelare i colori, dei pennelli e delle spatole per distribuirli sulla tela, ecc. In un occhiale questi materiali potremmo paragonarli agli strumenti che gli ottici optometristi utilizzano per eseguire l’analisi visiva, assemblare le lenti o sistemare un occhiale sul volto.

Il pittore e l’ottico optometrista

Scusate, ma il quadro chi lo progetta? Chi lo studia? Chi lo dipinge? E chi è il Leonardo da Vinci della situazione? Chi crea Monna Lisa? Il pittore di un occhiale è sicuramente l’ottico optometrista. Egli, grazie alla sua formazione, alle sue abilità manuali, al suo aggiornamento professionale continuo, sa utilizzare con maestria tutti gli elementi che gli vengono messi a disposizione dalla scienza e dall’industria, per realizzare il quadro migliore. È proprio l’ottico optometrista che sceglie la tecnica di pittura e i materiali da utilizzare. “Dovrebbe” essere sempre l’ottico optometrista a dare l’ultimo parere tecnico su come incorniciarlo, naturalmente tenendo conto del gusto dell’acquirente, delle mode, ecc.
Se la cornice non piace si può anche cambiarla, perché è sì un elemento importante, ma sempre secondario e facilmente sostituibile. Dopo il furto della Gioconda, del 1911, la cornice fu infatti sostituita, ma “Monna Lisa” rimase sempre “Monna Lisa”. Da questa riflessione emerge che gli occhiali li fanno gli ottici optometristi e conseguentemente sono loro i pittori. Mentre le aziende che fabbricano montature forniscono al pittore una componente importante ma secondaria. Credo che questa riflessione sia applicabile anche alla vostra bellissima professione e ai materiali che utilizzate per realizzare i vostri progetti.
Nelle sue funzioni, l’optometrista è un professionista specializzato ad analizzare, oltre alla vista, anche la visione. Ed è in grado di mettere in atto le strategie necessarie per mantenerla, consolidarla, migliorarla e potenziarla.

Scusate, ma il quadro chi lo progetta? Chi lo studia? Chi lo dipinge? E chi è il Leonardo da Vinci della situazione? Chi crea Monna Lisa? Il pittore di un occhiale è sicuramente l’ottico optometrista. Egli, grazie alla sua formazione, alle sue abilità manuali, al suo aggiornamento professionale continuo, sa utilizzare con maestria tutti gli elementi che gli vengono messi a disposizione dalla scienza e dall’industria, per realizzare il quadro migliore.

È proprio l’ottico optometrista che sceglie la tecnica di pittura e i materiali da utilizzare. “Dovrebbe” essere sempre l’ottico optometrista a dare l’ultimo parere tecnico su come incorniciarlo, naturalmente tenendo conto del gusto dell’acquirente, delle mode, ecc.
Se la cornice non piace si può anche cambiarla, perché è sì un elemento importante, ma sempre secondario e facilmente sostituibile. Dopo il furto della Gioconda, del 1911, la cornice fu infatti sostituita, ma “Monna Lisa” rimase sempre “Monna Lisa”. Da questa riflessione emerge che gli occhiali li fanno gli ottici optometristi e conseguentemente sono loro i pittori.

Mentre le aziende che fabbricano montature forniscono al pittore una componente importante ma secondaria. Credo che questa riflessione sia applicabile anche alla vostra bellissima professione e ai materiali che utilizzate per realizzare i vostri progetti.
Nelle sue funzioni, l’optometrista è un professionista specializzato ad analizzare, oltre alla vista, anche la visione. Ed è in grado di mettere in atto le strategie necessarie per mantenerla, consolidarla, migliorarla e potenziarla.

Professionalità

L’ottico optometrista perciò racchiude in sé una professionalità complessa, moderna e matura. Una professionalità in grado di valutare, dopo una profonda analisi visiva legata ai bisogni del cliente, diversi problemi. Sia quelli legati alla vista, sia quelli più legati alle abilità visive binoculari, ai comportamenti, alle caratteristiche professionali, psicologiche e visive sotto tutti i loro aspetti. Dopo aver fatto tutte queste valutazioni, l’ottico optometrista sa prospettare al cliente un percorso condiviso e personalizzato. Percorso finalizzato non solo alla fornitura della compensazione ottica (occhiali e/o lenti a contatto) per il raggiungimento dei 10/10 di visus, ma anche al raggiungimento delle migliori performance visive possibile, anche mirando al miglior equilibrio visuo-posturale.
Questo è reso possibile anche tramite scelte diottriche bilanciate, centrature personalizzate, uso di prismi, Visual Training o altre tecniche capaci di prevenire, compensare difetti visivi e migliorare notevolmente benessere globale e conseguentemente la qualità della vita.
Intervenendo come unico professionista, l’ottico optometrista, assumendosi la completa responsabilità dall’anamnesi alla compensazione, consente al cliente una facile valutazione del risultato finale. Diventa anche l’unico referente dell’ametrope per successi e insuccessi visivi.
Egli evita di trasformare il cliente in una specie di pallina da ping-pong palleggiata tra diversi professionisti. Cosa che può involontariamente accadere. Quando? Quando un professionista effettua l’esame della vista, un altro predispone l’ausilio visivo, un altro predispone ed esegue la rieducazione (senza che essi abbiano lavorato in team). Qualora durante l’analisi visiva emergessero indicazioni che possano far solo sospettare possibili patologie o potenzialità patologiche, per familiarità o altro, il compito dell’ottico optometrista è quello di inviare immediatamente il cliente dall’oftalmologo (medico oculista).

L’ottico optometrista perciò racchiude in sé una professionalità complessa, moderna e matura. Una professionalità in grado di valutare, dopo una profonda analisi visiva legata ai bisogni del cliente, diversi problemi. Sia quelli legati alla vista, sia quelli più legati alle abilità visive binoculari, ai comportamenti, alle caratteristiche professionali, psicologiche e visive sotto tutti i loro aspetti. Dopo aver fatto tutte queste valutazioni, l’ottico optometrista sa prospettare al cliente un percorso condiviso e personalizzato. Percorso finalizzato non solo alla fornitura della compensazione ottica (occhiali e/o lenti a contatto) per il raggiungimento dei 10/10 di visus, ma anche al raggiungimento delle migliori performance visive possibile, anche mirando al miglior equilibrio visuo-posturale.

Questo è reso possibile anche tramite scelte diottriche bilanciate, centrature personalizzate, uso di prismi, Visual Training o altre tecniche capaci di prevenire, compensare difetti visivi e migliorare notevolmente benessere globale e conseguentemente la qualità della vita.
Intervenendo come unico professionista, l’ottico optometrista, assumendosi la completa responsabilità dall’anamnesi alla compensazione, consente al cliente una facile valutazione del risultato finale. Diventa anche l’unico referente dell’ametrope per successi e insuccessi visivi.

Egli evita di trasformare il cliente in una specie di pallina da ping-pong palleggiata tra diversi professionisti. Cosa che può involontariamente accadere. Quando? Quando un professionista effettua l’esame della vista, un altro predispone l’ausilio visivo, un altro predispone ed esegue la rieducazione (senza che essi abbiano lavorato in team). Qualora durante l’analisi visiva emergessero indicazioni che possano far solo sospettare possibili patologie o potenzialità patologiche, per familiarità o altro, il compito dell’ottico optometrista è quello di inviare immediatamente il cliente dall’oftalmologo (medico oculista).

Optometria e Ottica

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