Miopia

Definizione di miopia

Dopo la comparsa del fenomeno di stress visivo e in mancanza di interventi preventivi, nei soggetti con una marcata predisposizione familiare, caratteriale, culturale, psicologica, fisiologica, alimentare, avviene la somatizzazione. Vale a dire, la miopia: l’allungamento del globo oculare con l’immagine che va a formarsi prima della retina.

Questo comporta una riduzione dell’affaticamento visivo da vicino ma, purtroppo, anche una visione sfuocata da lontano, dove sicuramente oggi guardiamo poco ma dove è indispensabile vedere bene soprattutto per la nostra sicurezza. Perciò il miope ha trasformato le funzioni del suo apparato visivo, da cacciatore-raccoglitore (focalizzato da lontano) a post-tecnologico (focalizzato da vicino). In tal modo può avere un minor dispendio energetico alla distanza dove normalmente opera per la maggior parte della giornata. Uno dei maestri dell’optometria mondiale, Skeffinton, definì questo processo d’adattamento “miopia funzionale”. Il miope, nell’evoluzionismo darwiniano, sarebbe giudicato un’avanguardia dell’umanità.

Un miope lieve, fino a tre diottrie, senza compensazione ottica, riuscirà a leggere nitidamente da vicino (a 33 cm) per tutta la vita. La miopia infatti compenserà la presbiopia fisiologica che insorgerà dopo i 45 anni. Egli sarà un soggetto sicuramente molto più competitivo, rispetto agli emmetropi, nelle mansioni lavorative da vicino, ma dovrà portare una compensazione ottica per vedere nitido da lontano. Per i motivi che sono stati precedentemente descritti, l’intervento di chirurgia estetica refrattiva per la compensazione ottica della miopia risulterebbe un assurdo funzionale e filosofico. Ciò perché invaliderebbe tutto il processo d’adattamento che l’occhio ha compiuto per risparmiare energia da vicino senza rimuovere minimamente le cause che l’hanno prodotta. 

Cause della nascita della miopia

Molte persone hanno un sistema visivo perfetto, sia da lontano sia da vicino, salvo un giorno accorgersi di non vedere più bene da lontano. Come accade quando la lavagna a scuola è sfocata, o bisogna avvicinarsi alla TV o si ha difficoltà a guidare con luce crepuscolare. Questi soggetti si rendono conto, prima ancora di essersi sottoposti a un esame della vista, di essere entrati nella grande famiglia dei miopi. Molti specialisti, fino a qualche anno fa, rifacendosi ad una vecchia teoria (Steiger e altri), attribuivano l’insorgere e lo sviluppo della miopia (non patologica) quasi esclusivamente ad una predisposizione genetica.Secondo questa teoria, tale predisposizione trovava fertile terreno di coltura nel periodo dello sviluppo fisico pre-adolescenziale e adolescenziale. Essi sostenevano che, al crescere del corpo, cresceva anche la lunghezza del bulbo oculare (ma il corpo non cresce dalla fecondazione fino a circa 16 anni con una sorta di continuità?). 

Secondo questa concezione, lo sviluppo miopico sarebbe cessato con il finire dello sviluppo fisico. Sviluppo indicato in un’età compresa tra i 14-15 per le femmine e 15-16 per i maschi. In effetti, era proprio in quell’età che la maggior parte dei miopi trovavano una stabilizzazione del loro difetto. Erano gli anni Cinquanta e la scolarizzazione di massa si fermava alla licenza elementare o media. Le mansioni lavorative invece erano soprattutto manuali e implicavano l’uso degli occhi quasi esclusivamente da lontano. Anni dopo, gli stessi specialisti si accorsero che un numero sempre maggiore di giovani aveva una progressione miopica che continuava ben oltre i 16 anni. La risposta che diedero ai loro clienti rimase nel solco del pensiero Steigeriano. Essi cercarono di convincere questi giovani che in realtà lo sviluppo fisico non cessava completamente e per tutti a 16 anni, ma in alcuni casi continuava almeno fino ai 18 anni. 

Le teorie attuali

Oggi, quasi tutti i professionisti della vista concordano che il rapporto causa-effetto non è così semplice e riconducibile esclusivamente allo sviluppo fisico o alla familiarità. L’occhio, a otto anni, ha già raggiunto uno sviluppo morfologico quasi completo e vi sono giovani con una forte familiarità alla miopia che però non la conosceranno per tutta la vita. Sicuramente una marcata familiarità alla miopia facilita l’insorgere del difetto. Il periodo pre-adolescenziale e adolescenziale, inoltre, può fungere certamente da incubatore, ma le variabili scatenanti della miopia possono essere molte. Tante sono riconducibili all’eccessivo uso della vista da vicino rispetto alle potenzialità soggettive.

Ormai sono rimasti ben pochi sostenitori della vecchia teoria Steigeriana. In realtà era già noto che esistesse una diretta relazione tra l’eccessivo uso degli occhi da vicino e la miopia (Cohn, Jaffe, Young e altri). Anche cento anni fa, infatti, la maestra, il prete, il notaio, l’avvocato, il farmacista erano miopi (e tra i pochi che studiavano) così come lo erano le sarte, i cesellatori, i ritoccatori (forse analfabeti, ma che lavoravano a distanze di 30 centimetri). L’unica cosa che li accomunava era appunto l’uso e l’abuso della vista da vicino. Oggi, grazie ai grandi cambiamenti e alle riconversioni epocali delle mansioni lavorative, è facilmente dimostrabile che persone con età anche superiore ai 30 anni, passando da attività lavorative con impiego visivo da lontano a lavorare per molte ore giornaliere davanti ad un video terminale, possano miopizzarsi. 

La miopia secondo l’ottico optometrista

Noi ottici optometristi, da sempre, siamo critici del pensiero di Steiger ma anche di quello di Cohn. Infatti, abbiamo un approccio olistico. La visione, cioè, è una funzione che coinvolge tutto l’organismo (teoria sostenuta anche dagli psicologi della Gestal). Pertanto gli occhi non possono essere studiati separatamente dal resto del corpo. La miopia potrebbe allora essere una risposta funzionale dell’organismo ad una domanda energetica e psicologica che il nostro sistema non è in grado di soddisfare. Quindi sarà soggetta ad un’infinità di variabili individuali e ambientali (compresi gli stili di vita: alimentazione, sport, uso di sostanze eccitanti).

Noi uomini siamo giunti nella società attuale dell’immagine e post-tecnologica, con un sistema sensoriale e visivo uguale a quello che avevano i nostri avi cacciatori-raccoglitori, o nonni contadini. Un sistema predisposto per guardare lontano senza affaticamento e con un sistema di “autofocus” capace di focalizzare da vicino ma per brevi periodi e con un maggior dispendio energetico (contrazione del muscolo ciliare). Questo maggior affaticamento è anche dovuto alla contrazione dei muscoli oculari (retti interni) e alla trazione che esercitano sulla sclera durante la convergenza (ragionamento, in parte, già presente nella teoria di Cohn).
Il nostro modello sociale ci impone un lavoro quasi esclusivamente da vicino con posture visive faticose (videogiochi, scuola, ufficio, internet), per un numero di ore giornaliere sempre maggiore e con tempi sempre più compressi. Tutto ciò ci carica di tensione e ansia. 

Miopia, occhi ed evoluzione

Si può sostenere che i nostri occhi siano “evolutivamente” inadatti rispetto ai carichi di lavoro cui li sottoponiamo, agli ambienti dove li utilizziamo e alle condizioni psicologiche in cui operiamo. Pertanto cercano di evolversi “miopizzandosi”. Come spiegare altrimenti la gran diffusione avvenuta in questo ultimo secolo della miopia? Diffusione che conta numeri da epidemia sociale, anche se tutti sappiamo bene che la miopia non è una patologia. In quanto tale, dunque, essa non può diffondersi come accade per le epidemie. Negli anni Venti, in Italia, vi erano circa 5 milioni di miopi, negli anni Sessanta circa 12 milioni di miopi. All’inizio del terzo millennio 18 milioni, circa un italiano su 5!

Inoltre, nell’ultimo decennio, un altro fattore importante ha contribuito all’aumento del numero di miopi e cioè l’utilizzo dei dispositivi digitali. Computer, pc portatili, tablet, e-reader, smartphone sono spesso la causa dell’insorgenza del difetto visivo. Infatti questi dispositivi ci obbligano a focalizzare immagini ad una distanza sempre più ravvicinata, a volte in movimento, e ad assorbire la luce che fuoriesce da essi.

Sono state fatte delle ricerche sulle onde emanate da tali dispositivi e sembrerebbe che la luce blu-viola sia dannosa per la retina. Per tale motivo, negli ultimi anni sono nati trattamenti antiriflesso appositi per bloccare l’assorbimento retinico di tali frequenze. È importante quindi non esagerare con l’utilizzo dei dispositivi digitali, soprattutto quelli dimensionalmente più piccoli e utilizzarli al buio. Ciò perché,oltre a facilitare l’insorgenza della miopia, possono causare degli squilibri relativi al ciclo sonno-veglia. 

Come cercare di ridurre nascita e sviluppo della miopia

I nostri occhi possono entrare in un periodo di forte “stress visivo”. Ciò avviene dopo essere stati sottoposti a prolungati e innaturali impegni lavorativi da vicino, abusando sia della convergenza che dell’accomodazione, in ambienti costrittivi e in presenza di forti tensioni psichiche. Soprattutto se non vengono sottoposti ad interventi mirati di rilassamento.

Questo stato di stress è facilmente individuabile: difficoltà nel vedere subito nitido nei passaggi tra vicino e lontano e viceversa. Noi ottici optometristi sosteniamo che, in questa situazione, sia ancora possibile un intervento mirato che eviti la somatizzazione. Gli interventi devono ridurre l’affaticamento visivo e produrre un rilassamento generale, inducendo il soggetto a modificare comportamenti e abitudini. Queste idee e tecniche di prevenzione visiva non appartengono solo agli ottici optometristi. Esse, con molte variabili, sono condivise ed applicate da diverse scuole di pensiero. L’idea del controllo della miopia e l’uso di metodi naturali si è posto già moltissimi anni fa, quando l’oftalmologo americano William Bates preparò un protocollo, il cosiddetto “metodo Bates”.

Alcune di queste tecniche derivano direttamente dalla medicina cinese e ancora oggi sono praticate nell’ospedale di Pechino dal suo primario, l’oftalmologa Ma Xuzhou, utilizzando le tecniche “Qigong” e “Yoga” per rilassare e potenziare energeticamente gli occhi. Le tecniche di rilassamento per problemi visivi sono praticate anche da molti professionisti italiani, soprattutto dagli psicoterapeuti. Spesso questo metodo viene enfatizzato come tecnica alternativa. In realtà, però, contiene alcuni principi che negli ottanta anni successivi a Bates si sono notevolmente evoluti e integrati con nuove tecniche optometriche in grado di migliorare la funzione visiva e controllare la miopia.

Definizione di miopia

Dopo la comparsa del fenomeno di stress visivo e in mancanza di interventi preventivi, nei soggetti con una marcata predisposizione familiare, caratteriale, culturale, psicologica, fisiologica, alimentare, avviene la somatizzazione. Vale a dire, la miopia: l’allungamento del globo oculare con l’immagine che va a formarsi prima della retina.

Questo comporta una riduzione dell’affaticamento visivo da vicino ma, purtroppo, anche una visione sfuocata da lontano, dove sicuramente oggi guardiamo poco ma dove è indispensabile vedere bene soprattutto per la nostra sicurezza. Perciò il miope ha trasformato le funzioni del suo apparato visivo, da cacciatore-raccoglitore (focalizzato da lontano) a post-tecnologico (focalizzato da vicino). In tal modo può avere un minor dispendio energetico alla distanza dove normalmente opera per la maggior parte della giornata. Uno dei maestri dell’optometria mondiale, Skeffinton, definì questo processo d’adattamento “miopia funzionale”. Il miope, nell’evoluzionismo darwiniano, sarebbe giudicato un’avanguardia dell’umanità.

Un miope lieve, fino a tre diottrie, senza compensazione ottica, riuscirà a leggere nitidamente da vicino (a 33 cm) per tutta la vita. La miopia infatti compenserà la presbiopia fisiologica che insorgerà dopo i 45 anni. Egli sarà un soggetto sicuramente molto più competitivo, rispetto agli emmetropi, nelle mansioni lavorative da vicino, ma dovrà portare una compensazione ottica per vedere nitido da lontano. Per i motivi che sono stati precedentemente descritti, l’intervento di chirurgia estetica refrattiva per la compensazione ottica della miopia risulterebbe un assurdo funzionale e filosofico. Ciò perché invaliderebbe tutto il processo d’adattamento che l’occhio ha compiuto per risparmiare energia da vicino senza rimuovere minimamente le cause che l’hanno prodotta.

Cause della nascita della miopia

Molte persone hanno un sistema visivo perfetto, sia da lontano sia da vicino, salvo un giorno accorgersi di non vedere più bene da lontano. Come accade quando la lavagna a scuola è sfocata, o bisogna avvicinarsi alla TV o si ha difficoltà a guidare con luce crepuscolare. Questi soggetti si rendono conto, prima ancora di essersi sottoposti a un esame della vista, di essere entrati nella grande famiglia dei miopi.

Molti specialisti, fino a qualche anno fa, rifacendosi ad una vecchia teoria (Steiger e altri), attribuivano l’insorgere e lo sviluppo della miopia (non patologica) quasi esclusivamente ad una predisposizione genetica.Secondo questa teoria, tale predisposizione trovava fertile terreno di coltura nel periodo dello sviluppo fisico pre-adolescenziale e adolescenziale. Essi sostenevano che, al crescere del corpo, cresceva anche la lunghezza del bulbo oculare (ma il corpo non cresce dalla fecondazione fino a circa 16 anni con una sorta di continuità?).

Secondo questa concezione, lo sviluppo miopico sarebbe cessato con il finire dello sviluppo fisico. Sviluppo indicato in un’età compresa tra i 14-15 per le femmine e 15-16 per i maschi. In effetti, era proprio in quell’età che la maggior parte dei miopi trovavano una stabilizzazione del loro difetto. Erano gli anni Cinquanta e la scolarizzazione di massa si fermava alla licenza elementare o media. Le mansioni lavorative invece erano soprattutto manuali e implicavano l’uso degli occhi quasi esclusivamente da lontano. Anni dopo, gli stessi specialisti si accorsero che un numero sempre maggiore di giovani aveva una progressione miopica che continuava ben oltre i 16 anni. La risposta che diedero ai loro clienti rimase nel solco del pensiero Steigeriano. Essi cercarono di convincere questi giovani che in realtà lo sviluppo fisico non cessava completamente e per tutti a 16 anni, ma in alcuni casi continuava almeno fino ai 18 anni.

Le teorie attuali

Oggi, quasi tutti i professionisti della vista concordano che il rapporto causa-effetto non è così semplice e riconducibile esclusivamente allo sviluppo fisico o alla familiarità. L’occhio, a otto anni, ha già raggiunto uno sviluppo morfologico quasi completo e vi sono giovani con una forte familiarità alla miopia che però non la conosceranno per tutta la vita. Sicuramente una marcata familiarità alla miopia facilita l’insorgere del difetto. Il periodo pre-adolescenziale e adolescenziale, inoltre, può fungere certamente da incubatore, ma le variabili scatenanti della miopia possono essere molte. Tante sono riconducibili all’eccessivo uso della vista da vicino rispetto alle potenzialità soggettive.

Ormai sono rimasti ben pochi sostenitori della vecchia teoria Steigeriana. In realtà era già noto che esistesse una diretta relazione tra l’eccessivo uso degli occhi da vicino e la miopia (Cohn, Jaffe, Young e altri). Anche cento anni fa, infatti, la maestra, il prete, il notaio, l’avvocato, il farmacista erano miopi (e tra i pochi che studiavano) così come lo erano le sarte, i cesellatori, i ritoccatori (forse analfabeti, ma che lavoravano a distanze di 30 centimetri). L’unica cosa che li accomunava era appunto l’uso e l’abuso della vista da vicino. Oggi, grazie ai grandi cambiamenti e alle riconversioni epocali delle mansioni lavorative, è facilmente dimostrabile che persone con età anche superiore ai 30 anni, passando da attività lavorative con impiego visivo da lontano a lavorare per molte ore giornaliere davanti ad un video terminale, possano miopizzarsi.

La miopia secondo l’ottico optometrista

Noi ottici optometristi, da sempre, siamo critici del pensiero di Steiger ma anche di quello di Cohn. Infatti, abbiamo un approccio olistico. La visione, cioè, è una funzione che coinvolge tutto l’organismo (teoria sostenuta anche dagli psicologi della Gestal). Pertanto gli occhi non possono essere studiati separatamente dal resto del corpo. La miopia potrebbe allora essere una risposta funzionale dell’organismo ad una domanda energetica e psicologica che il nostro sistema non è in grado di soddisfare. Quindi sarà soggetta ad un’infinità di variabili individuali e ambientali (compresi gli stili di vita: alimentazione, sport, uso di sostanze eccitanti).

Noi uomini siamo giunti nella società attuale dell’immagine e post-tecnologica, con un sistema sensoriale e visivo uguale a quello che avevano i nostri avi cacciatori-raccoglitori, o nonni contadini. Un sistema predisposto per guardare lontano senza affaticamento e con un sistema di “autofocus” capace di focalizzare da vicino ma per brevi periodi e con un maggior dispendio energetico (contrazione del muscolo ciliare). Questo maggior affaticamento è anche dovuto alla contrazione dei muscoli oculari (retti interni) e alla trazione che esercitano sulla sclera durante la convergenza (ragionamento, in parte, già presente nella teoria di Cohn).
Il nostro modello sociale ci impone un lavoro quasi esclusivamente da vicino con posture visive faticose (videogiochi, scuola, ufficio, internet), per un numero di ore giornaliere sempre maggiore e con tempi sempre più compressi. Tutto ciò ci carica di tensione e ansia.

Miopia, occhi ed evoluzione

Si può sostenere che i nostri occhi siano “evolutivamente” inadatti rispetto ai carichi di lavoro cui li sottoponiamo, agli ambienti dove li utilizziamo e alle condizioni psicologiche in cui operiamo. Pertanto cercano di evolversi “miopizzandosi”. Come spiegare altrimenti la gran diffusione avvenuta in questo ultimo secolo della miopia? Diffusione che conta numeri da epidemia sociale, anche se tutti sappiamo bene che la miopia non è una patologia. In quanto tale, dunque, essa non può diffondersi come accade per le epidemie. Negli anni Venti, in Italia, vi erano circa 5 milioni di miopi, negli anni Sessanta circa 12 milioni di miopi. All’inizio del terzo millennio 18 milioni, circa un italiano su 5!

Inoltre, nell’ultimo decennio, un altro fattore importante ha contribuito all’aumento del numero di miopi e cioè l’utilizzo dei dispositivi digitali. Computer, pc portatili, tablet, e-reader, smartphone sono spesso la causa dell’insorgenza del difetto visivo. Infatti questi dispositivi ci obbligano a focalizzare immagini ad una distanza sempre più ravvicinata, a volte in movimento, e ad assorbire la luce che fuoriesce da essi.

Sono state fatte delle ricerche sulle onde emanate da tali dispositivi e sembrerebbe che la luce blu-viola sia dannosa per la retina. Per tale motivo, negli ultimi anni sono nati trattamenti antiriflesso appositi per bloccare l’assorbimento retinico di tali frequenze. È importante quindi non esagerare con l’utilizzo dei dispositivi digitali, soprattutto quelli dimensionalmente più piccoli e utilizzarli al buio. Ciò perché,oltre a facilitare l’insorgenza della miopia, possono causare degli squilibri relativi al ciclo sonno-veglia.

Come cercare di ridurre nascita e sviluppo della miopia

I nostri occhi possono entrare in un periodo di forte “stress visivo”. Ciò avviene dopo essere stati sottoposti a prolungati e innaturali impegni lavorativi da vicino, abusando sia della convergenza che dell’accomodazione, in ambienti costrittivi e in presenza di forti tensioni psichiche. Soprattutto se non vengono sottoposti ad interventi mirati di rilassamento.

Questo stato di stress è facilmente individuabile: difficoltà nel vedere subito nitido nei passaggi tra vicino e lontano e viceversa. Noi ottici optometristi sosteniamo che, in questa situazione, sia ancora possibile un intervento mirato che eviti la somatizzazione. Gli interventi devono ridurre l’affaticamento visivo e produrre un rilassamento generale, inducendo il soggetto a modificare comportamenti e abitudini. Queste idee e tecniche di prevenzione visiva non appartengono solo agli ottici optometristi. Esse, con molte variabili, sono condivise ed applicate da diverse scuole di pensiero. L’idea del controllo della miopia e l’uso di metodi naturali si è posto già moltissimi anni fa, quando l’oftalmologo americano William Bates preparò un protocollo, il cosiddetto “metodo Bates”.

Alcune di queste tecniche derivano direttamente dalla medicina cinese e ancora oggi sono praticate nell’ospedale di Pechino dal suo primario, l’oftalmologa Ma Xuzhou, utilizzando le tecniche “Qigong” e “Yoga” per rilassare e potenziare energeticamente gli occhi. Le tecniche di rilassamento per problemi visivi sono praticate anche da molti professionisti italiani, soprattutto dagli psicoterapeuti. Spesso questo metodo viene enfatizzato come tecnica alternativa. In realtà, però, contiene alcuni principi che negli ottanta anni successivi a Bates si sono notevolmente evoluti e integrati con nuove tecniche optometriche in grado di migliorare la funzione visiva e controllare la miopia.

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